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 Ultimo aggiornamento: martedì 20 luglio 2010

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FERDINANDO II DI BORBONE. LA PATRIA DELLE DUE SICILIE. IL NUOVO SAGGIO DELL'EDITORIALE IL GIGLIO


Una data, il 22 maggio 1859, è il punto di partenza del nuovo saggio di Gennaro De Crescenzo. In quella domenica di 150 anni fa, intorno all’una e trenta del pomeriggio, nella reggia di Caserta, spirò S.M. il Re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone. La sua morte era il segnale che liberali e massoni attendevano per attuare finalmente i loro piani di conquista, già elaborati fin nei dettagli: neppure un anno dopo, l’11 maggio 1860, Garibaldi sbarcava a Marsala. In quei dodici mesi, liberali e massoni ebbero un gran daffare: chiamare a raccolta i “fratelli d’Italia”; far viaggiare in valige diplomatiche le “piastre turche” da Londra a Torino; “congedare” gli ufficiali dell’esercito piemontese per arruolarli come “volontari” dell’esercito rivoluzionario; corrompere generali e ministri pronti a tradire, i cui nomi erano da tempo nei taccuini degli agenti segreti; recapitare ordini e mappe a quei ministri e generali che già avevano tradito, giurando nelle logge; ingaggiare un falso generale dal passato losco e preparare la stampa a spacciarlo per eroe; acquistare armi e battelli a vapore; attendere l’arrivo di navigli e cannoni inglesi nel Tirreno; garantirsi che le potenze europee rimanessero inerti, perse in inconcludenti discussioni nelle corti e nei parlamenti. Ma tutto questo poté avvenire soltanto dopo quel fatidico 22 maggio del ’59. Con Ferdinando ancora in vita e nel pieno vigore dei suoi 49 anni, le speranze di riuscire ad invadere le Due Sicilie, sconfiggere il maggiore esercito della penisola e ridurre il regno più antico, popoloso, stabile e ricco a provincia piemontese erano davvero minime. Molti dubbi sorsero intorno alla morte di Ferdinando, causata da una misteriosa malattia. Si parlò con insistenza di avvelenamento ma né documenti né prove convalidarono questa congettura. Nell’appendice al saggio, Nuove ipotesi sulla morte di un Re, Gennaro De Crescenzo considera invece un'altra ipotesi, avvalorata da nuovi inediti dati scientifici: il Re potrebbe essere morto per una setticemia con decorso lento e silente, causata dall'infezione alla ferita infertagli da Agesilao Milano nell’attentato dell’8 dicembre del 1856. Assume dunque un rilievo particolare la figura di Milano, troppo presto liquidato come un povero esaltato isolato. Le ricerche d'archivio, invece, provano i legami con ambienti massonici e i verbali del processo, troppo rapido e superficiale, sollevano inquietanti sospetti sulla vicenda, terminata con una precipitosa esecuzione capitale. La conclusione di De Crescenzo è semplice: l’attentato di Milano non fallì, piuttosto ebbe un esito differito e l’unificazione dell’Italia, che era prevista per il 1857, slittò di tre anni.



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