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Ultimo aggiornamento: martedì 20 luglio 2010 | ||
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L'ESTETICA DELLA POLITICA LUIGI PELLEGRINI EDITORE Con Prefazione del Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini La nuova ed elegante edizione del saggio di Pierfranco Bruni: “L’ESTETICA DELLA POLITICA. LA CULTURA COME SFIDA” Gianfranco Fini: “Pierfranco Bruni affronta il tema della crisi della politica con un approccio inconsueto: è una riflessione sul senso dell’agire politico in un’età di passaggio e di travaglio, quando i codici di riferimento risultano labili e provvisori. La funzione critica dell’intellettuale Pierfranco Bruni ha radici nella la lezione di Leonardo Sciascia”. Cultura e politica. Un confronto a tutto campo che pone come premessa il primato della politica culturale dei Governi. Il saggio di Pierfranco Bruni, prefato da Gianfranco Fini, offre motivazioni per una riflessione sui temi della cultura e delle Idee, partendo da principi di fondo quali l’identità, la storia, il tempo, il Mediterraneo, l’umanesimo della tradizione grazie ad un articolata proposta sul concetto di tradizione e di modernità e di patrimonio storico. Il titolo, affascinante proprio per la sua attualità, offre già una significativa chiave di lettura: “L’estetica della politica”, edito per conto dell’Editore Pellegrini. La storia del patrimonio delle idee, tra l’altro, attraverso un’analisi dei temi che dominano la cultura del Mediterraneo, è un elemento che offre degli spunti ragionati anche attraverso una precisa proposta bibliografica. Un sottotitolo suggestivo: “La cultura come sfida”. 7 Con tempestiva attualità affronta i temi che si vivono nella nostra temperie. Ci sono riflessioni e meditazioni sul ruolo della politica e sul rapporto tra politica e cultura. L’interrogativo, che si pone nel libro, presenta questa sottolineatura: “la politica nel nostro tempo è ancora attuale?”. Da qui si apre un confronto a tutto tondo con la quotidianità e con il tempo stesso della politica grazie ad una analisi dei fenomeni culturali e storici in un rapporto tra tradizione, modernità e progettualità. C’è un pensiero forte che campeggia in tutto lo studio e che invita a ripensare la politica anche come valore di una realtà estetica. Pierfranco Bruni non smette di proporre: “Siamo dentro un processo politico che si trova ormai ad un bivio. Due sono le strade, aggiunge Bruni, ma di queste occorre scegliere la strada della vita della politica. Il deserto e la foresta sono in agguato. Se non si ha il coraggio di recuperarsi nella nostalgia della cultura e nella nostalgia delle idee si andrà verso il precipizio. La foresta e il deserto, puntualizza ancora Bruni, sono, in fondo, la metafora del precipizio”. Il saggio si incentra sulla rilettura di alcuni testi filosofici fondamentali. Sulla scia degli intellettuali del pensiero tradizionalista e cristiano, Pierfranco Bruni pone al centro l’uomo con i suoi valori e difende l’azione della cultura cattolica nel tentativo di trasformare la quotidianità in una dimensione dai significati concreti. Ritorna spesso sul concetto del suicidio – omicidio della cultura sostenendo che “il suicidio della politica passa inevitabilmente attraverso l’omicidio della cultura”. Conclude con queste cesellature: “La speranza del cambiamento è nel viaggio di una politica che sappia guardare al futuro trasformando quelle nostalgie in azioni. La sfida delle idee è nelle azioni che hanno, però, radici profonde”. SINTESI DELLA PREFAZIONE DI GIANFRANCO FINI Pierfranco Bruni e il senso dell’agire politico in “La cultura come sfida” La funzione critica dell’intellettuale Pierfranco Bruni e la lezione di Leonardo Sciascia di Gianfrano Fini Pierfranco Bruni affronta il tema della crisi della politica con un approccio inconsueto e importante: letterario e non politologico né filosofico. È una riflessione sul “senso” dell’agire politico in una età di passaggio e di travaglio, quando i codici di riferimento risultano labili e provvisori. Sono i codici del consenso e i codici dell’azione (attraverso quale progetto e in nome di quali valori si costruisce il futuro?). L’autore paventa il rischio del “suicidio” della politica utilizzando le metafore letterarie del “deserto” e della “foresta”. Sono metafore tra loro opposte e si impongono per la loro forza evocativa piuttosto che per la loro capacità esplicativa. “Sradicati e confusi, abitiamo un luogo della desertificazione dove la politica è diventata strategia nella tristezza delle condizioni”. Le vie d’uscita sono la “metamorfosi”, il “viaggio”, il ritrovamento di una “estetica”. Il libro di Bruni ruota intorno a due questioni centrali. 1) L’esaurimento delle ideologie riporta i valori al centro della politica. Sono i valori dell’umanesimo incardinati nella tradizione. “Oggi le identità non si identificano più con le appartenenze o con le ideologie ma con i vlori, le idee e la progettualità. Siamo entrati in una fase delle identità mobili alla cui base c’è il fascino delle origini e del senso delle radici, ma si confrontano con un mondo che cambia”. Il senso delle radici, dunque, non è archeologia o rimpianto, ma apertura al futuro. “Dobbiamo cercare di guardare sempre oltre e non di focalizzare lo stesso dibattito nel quadrato del contesto nazionale. La fine delle ideologie ha dato vita alla trasformazione globale del concetto di politica, e, quindi, ha diversificato il significato che si dava rigidamente di partito”. 2) Riannodare i fili tra politica e cultura. “I codici della cultura, che sono i codici di identità, devono trasformare la politica in progettualità. Altrimenti si corre il rischio di gestire un falso potere amministrativo…”. Pierfranco Bruni non crede alla figura dell’intellettuale “impegnato”, che si è rivelato spesso strumento di strategie di potere. Ritiene piuttosto che egli svolga una funzione critica. I riferimenti sono, tra gli altri, a Leonardo Sciascia. “…Essere contro significa osservar con chiarezza le questioni da qualsiasi parte provengano. I valori contano come contano quei radicamenti che sono la ragnatela di una cultura senza la quale la stessa politica non avrà più essere ma non avrà più neanche forma”. Tra politica e cultura deve perciò esserci simbiosi. Spetta alla cultura salvaguardare l’anima della politica o, per meglio dire, ricordare che la politica deve avere un’anima. Il riferimento in questo caso è a George Orwell. “Per Orwell la politica - sostiene Bruni - resta un pericolo perché sostanzialmente è una struttura la cui anima si perde. E l’anima della politica non può essere che la cultura”. Pierfranco Bruni fissa criteri generali e concetti fondamentali. C’è da dire che, in questo campo specifico, l’autore ha dimostrato notevoli capacità organizzative nel periodo in cui ha ricoperto l’incarico di assessore alla cultura alla provincia di Taranto tra il 1995 e il 1999. Questo di Bruni è un libro la cui lettura risulta utile perché contiene riflessioni sulla sostanza della politica come categoria fondamentale nell’agire sociale. Bruni riporta il discorso su quei significati profondi ed elementari che rischiano di essere smarriti nella confusione e nella Babele dei linguaggi di questa fase storica convulsa. Il suo concetto delle identità è culturale e civile. È un nucleo di valori intangibili che contiene l’anima e il senso delle forme politiche nella loro evoluzione incessante. Non è un libro sulla politica ma sul retroterra morale e culturale che alimenta la politica stessa. Una premessa significativa. Pierfanco Bruni, rinunciando al linguaggio analitico dello studioso per privilegiare quello sintetico e denso dello scrittore, offre immagini di notevole efficacia. Non ci parla della struttura delle idee, ma del loro cuore. Le idee, per diventare linguaggio contagioso, hanno bisogno di sentimenti forti. In questo libro emergono. Un vero e proprio vademecum. Le idee senza anima, osserva Pierfranco Bruni, rischiano di portare la politica all’isolamento e all’astrattezza. Una delle metafore più forti è quelle del viaggio, che pare particolarmente adatta in questa fase di identità politiche in cammino. “Siamo navigatori ma non naufraghi”. Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati |
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